Pineider e Rolls Royce insieme per il lancio di “Alba”
29 Maggio 2026Per celebrare il lancio di Alba, Pineider ha organizzato mercoledì 27 maggio un evento speciale nella boutique di Firenze, trasformando il debutto della nuova collezione in un’esperienza immersiva dedicata all’eleganza, al movimento e al piacere del tempo lento. Per l’occasione, Pineider ha collaborato con Rolls-Royce Italia, dando agli ospiti la possibilità di vivere la città a bordo di una straordinaria Rolls-Royce full electric. Un modo unico per attraversare il centro storico fiorentino e riscoprirne la bellezza attraverso un’idea di lusso silenzioso, contemporaneo e profondamente esperienziale. L’evento ha voluto creare un dialogo naturale tra due realtà accomunate dalla stessa attenzione per il dettaglio, l’artigianalità e la cultura dell’eccellenza. Da una parte la scrittura, la pelle e gli oggetti destinati a durare nel tempo; dall’altra il design automobilistico più iconico al mondo, reinterpretato in chiave contemporanea attraverso l’elettrico. La boutique Pineider di Firenze si è così trasformata in uno spazio d’incontro tra heritage e innovazione, accogliendo ospiti, clienti e amici del brand in un’atmosfera intima e sofisticata, pensata per raccontare il mondo Alba non solo attraverso gli oggetti, ma attraverso un’esperienza completa fatta di sensazioni, movimento e stile. Aggiungi ai preferiti
Polina Stepanova: quando la materia diventa memoria
28 Maggio 2026Nel terzo episodio di Pineider People, il progetto con cui Pineider racconta persone accomunate da una stessa sensibilità verso il tempo, la bellezza autentica e il valore delle cose fatte per durare, Polina Stepanova, artista visiva, docente e ricercatrice estetica che ha fatto della trasformazione della materia il centro della propria ricerca creativa, ci racconta il suo rapporto con il tempo, la materia e la ritualità scandita dai prodotti Pineider. Nata in un universo fatto di arte, moda e sperimentazione, Polina sviluppa sin da bambina un rapporto profondamente istintivo con il disegno e con il racconto visivo. Dopo gli studi presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa, il suo percorso si intreccia con il mondo della moda, dell’insegnamento e della ricerca artistica contemporanea, mantenendo però sempre intatto un approccio quasi ancestrale alla creazione. Le sue opere sembrano nascere da un equilibrio fragile e potentissimo tra controllo e casualità: inchiostri, pigmenti e acqua si muovono sulla superficie seguendo traiettorie imprevedibili, lasciando che gravità, gesto e tempo partecipino insieme al processo creativo. Per Polina, dipingere non significa semplicemente rappresentare qualcosa, ma lasciare emergere energie, memorie e stratificazioni invisibili. È una visione che dialoga naturalmente con l’universo Pineider. Perché anche gli oggetti più quotidiani — una cartella in pelle, una penna, un taccuino custodito nel tempo — possono trasformarsi in contenitori di storie. La pelletteria Pineider nasce proprio da questa idea: creare oggetti che non si limitano a essere utilizzati, ma che diventano compagni di viaggio, superfici vive che assorbono il passare degli anni, delle mani, delle esperienze. La pelle, come la carta, conserva tracce. Si trasforma. Acquista carattere. Diventa personale. Nelle opere di Polina Stepanova, la materia sembra avere una memoria propria. Ogni segno racconta un passaggio, ogni imperfezione diventa parte dell’opera finale. Allo stesso modo, una borsa o un accessorio Pineider non aspirano alla perfezione immobile, ma a una bellezza autentica, capace di evolvere insieme a chi li sceglie. Non è un lusso ostentato, ma vissuto. Un lusso fatto di rituali quotidiani, di attenzione ai dettagli, di oggetti destinati a durare oltre le stagioni e oltre il tempo. La ricerca artistica di Polina esplora spesso il rapporto tra visibile e invisibile, tra materia e spiritualità, tra gesto umano e forza naturale. Le sue creazioni evocano paesaggi interiori, memorie primitive, simboli che appartengono tanto alla dimensione personale quanto a quella collettiva. Ed è forse proprio questa capacità di rallentare lo sguardo e restituire profondità alle cose il punto d’incontro più autentico con Pineider. Perché “Crafting Eternity” non significa soltanto creare oggetti eccellenti. Significa dare forma a qualcosa che possa attraversare il tempo senza perdere significato. Con Pineider People continuiamo a raccontare storie di persone che condividono questa stessa visione: donne e uomini che scelgono la lentezza, la cura, la memoria e l’autenticità come forma contemporanea di lusso. E che, attraverso il proprio lavoro e il proprio sguardo, ci ricordano che le cose più preziose non sono quelle che passano velocemente, ma quelle che restano. Aggiungi ai preferiti
“Pineider People”: Michelle Carpente e l’arte di trasformare un invito in un ricordo eterno
27 Maggio 2026Da oltre due secoli Pineider crea strumenti pensati non soltanto per essere utilizzati, ma per attraversare il tempo insieme alle persone che li scelgono. Da questa stessa sensibilità nasce “Pineider People”, il progetto editoriale che racconta l’universo umano e valoriale che ruota attorno al brand. Un percorso fatto di incontri, testimonianze e personalità accomunate da una visione condivisa: l’amore per la scrittura, la cura artigianale, l’attenzione per i dettagli e un’idea di lusso autentico, lontano dall’eccesso e vicino invece alla bellezza delle cose create per durare. Dopo la prima puntata, il viaggio di “Pineider People” prosegue con Michelle Carpente, wedding planner che ha fatto della personalizzazione e dell’emozione il cuore del proprio lavoro. Per Michelle, entrare nel mondo Pineider significa vivere un’esperienza unica, paragonabile alla scelta dell’abito perfetto: un momento in cui estetica, sensibilità e identità si incontrano per dare forma a qualcosa di irripetibile. Nel mondo del wedding, ogni dettaglio racconta una storia. Ed è proprio attraverso la carta che questa storia prende forma per la prima volta. Un invito non è soltanto un annuncio, ma il primo gesto di accoglienza, il primo frammento dell’atmosfera che accompagnerà il grande giorno. Per questo ogni coordinato grafico nasce per essere autentico e completamente personalizzato: dai font alle finiture, dalla scelta della carta alle incisioni, fino ai dettagli più preziosi come la stampa a rilievo o l’oro a caldo. La collaborazione tra Michelle Carpente e Pineider nasce da una visione condivisa del lusso: non ostentazione, ma ricerca della qualità, del tempo dedicato alle cose fatte bene e della capacità di creare emozioni destinate a durare. Che si tratti di un matrimonio elegante, contemporaneo o fuori dagli schemi, esiste sempre un modo speciale per trasformare ogni invito in un ricordo da custodire. È qui che il payoff di Pineider, “Crafting Eternity”, trova la sua espressione più autentica. Non soltanto nella tradizione artigianale che da oltre due secoli definisce il brand, ma nella capacità di creare oggetti che accompagnano momenti irripetibili e li rendono eterni. Con “Pineider People”, Pineider continua così a dare voce a persone e storie che condividono la stessa attenzione per il tempo, per la bellezza e per il valore delle cose fatte per restare. Aggiungi ai preferiti
Il Bello si Tramanda: Pineider e Agee celebrano l’arte della condivisione generazionale
19 Maggio 2026Ci sono gesti che attraversano il tempo senza perdere valore. Scrivere a mano è uno di questi. Un movimento lento, personale, capace di custodire memoria, identità ed emozioni. Da questa riflessione nasce “Il Bello si Tramanda”, l’evento che ha visto incontrarsi Pineider e Agee in un dialogo dedicato alla trasmissione del sapere artigianale, della bellezza e delle storie che meritano di continuare a vivere. Nella boutique Pineider di Via Manzoni a Milano, ospiti e appassionati hanno preso parte a un workshop di calligrafia pensato come esperienza immersiva nel valore del gesto scritto. Un momento intimo e contemporaneo insieme, in cui la calligrafia si è trasformata in simbolo di continuità tra passato e presente, tra tradizione e nuova interpretazione. Accanto a Pineider, protagonista della serata è stata Agee, realtà che ha fatto del recupero e della trasformazione il cuore della propria visione creativa. Il brand di gioielli reinterpreta infatti pezzi vintage e gioielli del passato, donando loro una nuova identità attraverso un processo di ricondizionamento che unisce sensibilità estetica e attenzione artigianale. Ogni creazione nasce così da una memoria già esistente: un oggetto che ha attraversato epoche, mani e storie diverse, ritrovando oggi una nuova vita. Una filosofia che incontra naturalmente il mondo Pineider. Da sempre, la Maison fiorentina custodisce il valore del tempo attraverso la carta, la pelletteria, la scrittura e l’eccellenza manifatturiera italiana, creando oggetti destinati a durare e a essere tramandati. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’effimero, il gesto di scrivere a mano conserva infatti qualcosa di profondamente autentico: la capacità di lasciare un segno personale, irripetibile. Il workshop è diventato così un punto d’incontro tra due universi accomunati dalla stessa sensibilità: quella per gli oggetti che custodiscono memoria e che continuano a raccontare storie attraverso il tempo. A concludere la serata, un cocktail party che ha riunito ospiti, creativi e amici dei due brand in un’atmosfera di condivisione e scambio, celebrando il valore di ciò che non si limita a essere creato, ma viene custodito, reinterpretato e tramandato. Scopri la galleria fotografica Aggiungi ai preferiti
Pineider People: storie che attraversano il tempo
11 Maggio 2026Ci sono oggetti che accompagnano la nostra vita, altri che la custodiscono e altri ancora che la raccontano e la tramandano di pagina in pagina, di mano in mano: un quaderno consumato agli angoli, una penna che attraversa anni di pensieri, una carta che trattiene ricordi destinati a restare. Da sempre, Pineider vive nello spazio intimo in cui la scrittura incontra il tempo, ed è lì che nascono storie autentiche, gesti quotidiani destinati a diventare memoria. È in questo spazio della memoria e dell’immaginazione che prende vita “Pineider People”, un nuovo progetto di storytelling dedicato alla nostra famiglia di clienti e appassionati. Un racconto corale fatto di persone, esperienze e testimonianze che condividono un modo comune di guardare al mondo: lento, consapevole, profondamente umano. Attraverso le loro parole, “Pineider People” esplora vite accomunate dall’amore per la scrittura, dalla cura per la manualità, dal valore attribuito al tempo e da una visione del lusso lontana dall’eccesso, ma vicina invece all’autenticità delle cose fatte per durare. È un progetto che incarna naturalmente il payoff di Pineider: “Crafting Eternity”, non soltanto come espressione dell’eccellenza artigianale che da oltre due secoli definisce il brand, ma come attitudine a creare oggetti capaci di accompagnare momenti destinati a diventare eterni. La prima puntata di Pineider People, uscita domenica 10 maggio in occasione della festa della mamma, è dedicata a Maria Maddalena Ramaiola in Berri, che ci ha aperto le porte del suo universo personale attraverso i suoi 16 “quaderni d’oro”: pagine custodite nel tempo, dove ricordi, riflessioni e frammenti di vita diventano testimonianza preziosa di un’esistenza vissuta con attenzione e sensibilità. Nel suo racconto ritroviamo il valore più autentico della scrittura: quello di trasformare la memoria in qualcosa di tangibile, da conservare e tramandare. Un gesto semplice, eppure straordinario, che continua a dare significato alle parole anche nell’epoca della velocità e dell’effimero. Con Pineider People, il brand inaugura così uno spazio dedicato alle storie vere. Storie di persone che scelgono ancora di scrivere a mano, di custodire il tempo, di lasciare una traccia. Perché ogni pagina scritta con cura è, in fondo, un piccolo esercizio di eternità. Per scoprire la prima storia di Pineider People di Matilde Berri Clicca qui Aggiungi ai preferiti
Jet Set Pass: viaggiare con stile, senza sembrare turisti spaesati
4 Maggio 2026Viaggiare oggi è facilissimo. Farlo bene, un po’ meno. Basta spostarsi anche di poco per accorgersi che il viaggio è uno dei momenti in cui le buone maniere servono di più: spazi condivisi, tempi incerti, persone che non conosciamo e una certa dose di stress richiedono una buona dose di self control. Poi, arrivati a destinazione, e le cose non si semplificano: cambiano le regole, cambiano le abitudini, e quasi mai qualcuno si prende la briga di spiegarcele… È proprio qui che si gioca la differenza tra chi viaggia per davvero e chi si limita a spostarsi.. Da questa consapevolezza nasce Jet Set Pass, il workshop di galateo contemporaneo organizzato da Pineider in collaborazione con l’Italian Etiquette Society e condotto da Elisa Motterle: un incontro focalizzato sui codici del viaggio contemporaneo, per comprenderli e gestirli con sicurezza e naturalezza. Non basta viaggiare spesso… Molte persone viaggiano regolarmente, ma non sempre si sentono davvero a proprio agio. Valigie piene eppure inutili, incertezze su come comportarsi in hotel, piccoli errori nelle relazioni con il personale o con altri ospiti: dettagli che, sommati, rischiano di trasformare anche il viaggio più atteso in un’esperienza solo a metà. E poi c’è un altro aspetto, meno evidente ma decisivo: il disallineamento tra come vorremmo apparire e come effettivamente ci muoviamo. Cosa si impara, per davvero Durante il workshop Jet Set Pass si lavora su elementi molto concreti: come pianificare un viaggio in modo intelligente i codici dell’hôtellerie e la relazione con il personale cosa cambia tra una destinazione e l’altra (e perché) le gaffe più comuni e come evitarle come preparare una valigia essenziale e funzionale cosa distingue un viaggiatore esperto Il risultato è semplice: meno incertezze, meno stress, più controllo. Il workshop Jet Set Pass si terrà il 16 maggio, dalle 10 alle 12, nella boutique Pineider. Un’occasione per imparare a viaggiare con maggiore consapevolezza, leggerezza e – perché no – con quella sicurezza che si nota subito, anche senza dire una parola. Aggiungi ai preferiti
La responsabilità della parola: scrivere per pensare, pensare per comprendere
27 Aprile 2026In occasione della Giornata Mondiale del Libro, l’Università LUISS Guido Carli ha promosso un’iniziativa che ha saputo andare oltre la celebrazione simbolica, trasformandosi in un momento di riflessione concreta sul ruolo della scrittura nella società contemporanea. Il workshop “La responsabilità della parola”, realizzato insieme al Premio Campiello e a Pineider, ha posto al centro una questione cruciale: oggi, scrivere non è solo un atto funzionale, ma un esercizio di consapevolezza civile. Perché in un’epoca in cui la produzione di contenuti è continua e accelerata, il rischio non è la mancanza di parole, ma la loro perdita di significato. Scriviamo costantemente – messaggi, email, note, prompt – ma sempre più spesso senza attraversare davvero il pensiero che le genera. È proprio su questa frattura che si è innestato l’intervento di Nicola Andreatta, Direttore Generale di Pineider, che durante la sua masterclass ha offerto una riflessione lucida e profondamente contemporanea sul valore della scrittura. “Vi faccio una domanda molto semplice,” ha esordito. “Quando è stata l’ultima volta che avete scritto qualcosa a mano, non per obbligo, ma per pensare?” Una domanda solo apparentemente semplice, che introduce un tema centrale: la scrittura come strumento di comprensione, non di mera registrazione. Andreatta ha condiviso un’esperienza personale, risalente ai suoi anni universitari: la scelta consapevole di non utilizzare le sbobinature. “Quando scrivevo gli appunti a mano capivo di più, e soprattutto ricordavo di più. Non stavo copiando quello che diceva il professore, stavo filtrando, scegliendo, costruendo. Scrivere non era registrare informazioni, era trasformarle in qualcosa di mio.” Questa intuizione, oggi supportata da numerosi studi scientifici, mette in luce una verità spesso trascurata: l’accesso all’informazione non coincide con la sua comprensione. La velocità, valore dominante del nostro tempo, non garantisce profondità. “Abbiamo costruito strumenti perfetti per accedere all’informazione, ma meno efficaci per trasformarla in conoscenza,” ha sottolineato. Il cuore del discorso si sposta così sul gesto della scrittura manuale, inteso non come nostalgia, ma come pratica cognitiva. “Scrivere a mano è un gesto fisico. Ha un ritmo, una resistenza, un tempo. Ed è proprio in questo limite che succede qualcosa di importante: il pensiero prende forma.” La lentezza imposta dalla carta e dalla penna non è un ostacolo, ma una condizione necessaria per attivare processi mentali più profondi, capaci di integrare memoria, percezione e rielaborazione. Ma c’è un passaggio ulteriore, forse il più rilevante per il nostro tempo: oggi scrivere a mano è una scelta. “Una scelta di rallentare quando tutto accelera. Una scelta di essere presenti quando tutto distrae. Una scelta di pensare quando tutto produce.” In questo scenario, la riflessione si amplia inevitabilmente al rapporto con le tecnologie emergenti, in particolare l’intelligenza artificiale. Andreatta non adotta una posizione oppositiva, ma invita a distinguere con chiarezza: “Dobbiamo distinguere due cose: scrivere per produrre e scrivere per pensare. Per produrre, l’AI è perfetta. Per pensare, no.” Il punto non è dunque la tecnologia in sé, ma il rischio di un uso passivo. “Se deleghiamo anche il processo di scrittura, non stiamo delegando solo il gesto, stiamo delegando il pensiero. Passiamo da autori a editor del pensiero.” Una trasformazione sottile ma radicale, che ha implicazioni non solo individuali, ma collettive. “Una società che non pensa in profondità è una società più fragile, più influenzabile, più superficiale.” È qui che il tema della responsabilità della parola assume un significato pienamente civile. Scrivere significa prendere posizione, costruire senso, esercitare il dubbio. “Il pensiero critico non nasce dalla velocità. Nasce dalla capacità di fermarsi, di dubitare, di riformulare. Se togliamo il tempo, togliamo il dubbio. E senza dubbio, non c’è pensiero critico.” All’interno di questa riflessione, il ruolo di Pineider si definisce con chiarezza. Non come semplice produttore di strumenti, ma come custode di una cultura della scrittura. “Noi non vendiamo oggetti. Custodiamo un modo di pensare. Una penna o un foglio non servono a scrivere di più. Servono a scrivere meglio.” In un mondo saturo di notifiche e distrazioni, la carta diventa così uno spazio di autonomia. Uno spazio in cui il pensiero può tornare a essere personale, non delegato, non automatizzato. Un gesto semplice, ma profondamente controcorrente. La conclusione della masterclass si traduce in un invito concreto, quasi quotidiano: “Ogni giorno, prendete un foglio e scrivete a mano. Non per condividere. Non per pubblicare. Ma per capire.” Forse è proprio qui che si trova il senso più attuale della Giornata Mondiale del Libro: non nella celebrazione dell’oggetto, ma nella riscoperta del processo. Perché, come ha ricordato Andreatta, “in un mondo in cui tutto può scrivere al posto nostro, la vera differenza non sarà chi scrive di più. Sarà chi continua a pensare davvero.” E in questa prospettiva, il vero lusso contemporaneo assume una nuova definizione: non il tempo libero, ma il tempo per pensare. Aggiungi ai preferiti
Parole silenziose: il ritorno radicale della scrittura al RenBen 2026
22 Aprile 2026Sempre più spesso la scrittura torna a essere gesto essenziale, intimo, ma anche radicale. È quanto accaduto l’8 aprile 2026 negli spazi storici della Chicago Athletic Association, in occasione di RenBen 2026, l’annuale gala a sostegno della Renaissance Society, concepito quest’anno dall’artista Maurizio Cattelan. Figura tra le più influenti e provocatorie dell’arte contemporanea, Cattelan ha immaginato una serata capace di sovvertire le consuetudini del linguaggio e della relazione. Il suo “Silent Party” ha trasformato due piani dell’edificio in un labirinto esperienziale, dove oltre quattrocento ospiti si sono mossi in silenzio, rinunciando alla parola parlata per riscoprire il valore della comunicazione scritta. In questo contesto sospeso, fatto di sguardi, gesti e attese, la scrittura a mano è tornata protagonista. I taccuini Pineider, scelti come unico mezzo di interazione tra gli ospiti, hanno accompagnato ogni scambio, ogni pensiero, ogni frammento di dialogo. Oggetti discreti ma centrali, hanno reso possibile un’esperienza collettiva tanto inusuale quanto profondamente umana. Scrivere, in assenza di voce, ha assunto un ritmo diverso: più lento, più consapevole. Ogni parola tracciata sulla carta portava con sé il peso del tempo e l’intenzionalità del gesto. In un’epoca dominata dall’immediatezza digitale, il ritorno alla carta ha creato uno spazio di riflessione e autenticità, trasformando la comunicazione in un atto tangibile, quasi meditativo. RenBen rappresenta da sempre un momento cruciale per la Renaissance Society, contribuendo in modo significativo al sostegno delle sue attività: nuove commissioni artistiche, ricerca curatoriale, pubblicazioni. Inserito nel contesto di EXPO ART WEEK, l’evento riafferma il ruolo dell’arte come motore di dialogo culturale e sperimentazione. Per Pineider, partecipare a questa edizione ha significato entrare in risonanza con una visione che mette al centro il valore del segno scritto. I taccuini non sono stati semplici strumenti, ma veri e propri custodi di un’esperienza: pagine attraversate da pensieri fugaci, messaggi silenziosi, connessioni inaspettate. In un labirinto di stanze trasformate, tra luci soffuse e presenze in movimento, si è delineata una narrazione corale, fatta di appunti, dediche, intuizioni. Una memoria condivisa, destinata a rimanere impressa non solo nei ricordi dei partecipanti, ma anche nelle pagine che hanno raccolto ogni traccia di quella sera. Aggiungi ai preferiti
Pineider alla Luiss: quando un francobollo diventa racconto
16 Aprile 2026Alla Luiss Guido Carli di Roma, una mostra sorprendente trasforma uno degli oggetti più piccoli della comunicazione in una potente narrazione identitaria. “Il Made in Italy in formato francobollo”, realizzata in collaborazione con Poste Italiane, celebra l’eccellenza della cultura, dell’industria e della creatività italiana attraverso il linguaggio evocativo della filatelia. Ben oltre il collezionismo, il francobollo è da sempre un custode di memoria collettiva: un oggetto capace di viaggiare oltre i confini portando con sé l’essenza di un Paese. La mostra ne raccoglie il significato più profondo, proponendo un percorso che racconta le storie che hanno costruito la reputazione dell’Italia nel mondo. In questo racconto, Pineider si inserisce accanto a una selezione autorevole di protagonisti: dalle icone del design e dell’innovazione come Bialetti e Ducati, ai simboli culturali come i Bronzi di Riace, fino ai grandi nomi dell’eccellenza italiana globale come Gucci e Ferrero. Ciascuno dei sedici pannelli espositivi mette in dialogo un’emissione filatelica ingrandita con un oggetto rappresentativo, creando un ponte tra immagine e cultura materiale. In questo contesto, la presenza di Pineider assume un significato particolarmente profondo. Fondata a Firenze nel 1774, la maison ha sempre incarnato l’arte della scrittura come gesto personale e atto culturale, trasformando la carta in uno spazio di espressione, memoria e stile. Il francobollo dedicato a Pineider diventa così più di un tributo: è il simbolo di una continuità tra tradizione e contemporaneità, tra l’intimità della parola scritta a mano e il suo valore duraturo in un mondo sempre più digitale. Aperta al pubblico in due weekend di aprile, la mostra invita studenti, visitatori e appassionati a riscoprire il valore delle piccole cose – quelle che, come un foglio di carta pregiata o una lettera scritta a mano, custodiscono un senso di permanenza. In un tempo segnato dalla velocità e dall’effimero, la presenza di Pineider in questo percorso filatelico riafferma una verità fondamentale: il vero lusso risiede non solo in ciò che dura, ma in ciò che continua a essere scritto, condiviso e ricordato. Aggiungi ai preferiti
Pineider a Casa Cipriani: l’eleganza della scrittura incontra l’ospitalità d’eccellenza
30 Marzo 2026Ci sono collaborazioni che nascono da un’affinità naturale. È il caso dell’incontro tra Pineider e Casa Cipriani: due realtà che condividono la stessa visione dell’eleganza, dell’attenzione ai dettagli e di un’ospitalità che mette al centro l’esperienza delle persone. Negli ultimi mesi, questa collaborazione ha preso forma in diverse città del mondo, portando la cultura della scrittura all’interno di luoghi iconici dell’ospitalità internazionale. A Casa Cipriani Milano, i notebook Pineider realizzati in co-branding sono diventati una presenza apprezzata nello shop della casa, riscuotendo un ottimo successo sia tra gli ospiti dell’hotel, aperto anche ai non soci , sia tra i members del club. Un oggetto che racchiude l’essenza di entrambe le realtà: discreto, elegante, pensato per accompagnare momenti di riflessione e creatività. A Casa Cipriani New York, i notebook Pineider trovano invece spazio come gift dedicati ai clienti VIP, soci e ospiti delle camere con vista spettacolare, diventando un gesto di attenzione e cura verso gli ospiti più affezionati. Due nomi italiani che, nel mondo, parlano la stessa lingua: quella del bello senza fretta. Aggiungi ai preferiti