Pineider 1774 e ÂGÉE firmano un porta-anelli in edizione limitata: un piccolo scrigno che esce di casa e segue i gioielli ovunque vadano.

9 Ottobre 2026

Ci sono oggetti che si comprano e oggetti che si custodiscono. Un anello ereditato, un pezzo vintage scovato per caso, un regalo che segna una data: gioielli che raccontano più di quanto mostrano. Per proteggerli, da sempre, esiste lo scrigno. Ma perché lasciarlo chiuso in un cassetto? Da questa domanda nasce l’incontro tra due mondi solo in apparenza lontani. Da una parte Pineider 1774, maison fiorentina che dal Settecento porta avanti un’arte della pelletteria fatta di gesti precisi e materiali scelti. Dall’altra ÂGÉE, realtà contemporanea che cerca e seleziona gioielli vintage e pezzi unici, restituendo a ciascuno la propria storia e il proprio carattere. A unirle è una convinzione condivisa: gli oggetti migliori sono quelli che durano, che acquistano valore con il tempo e finiscono per diventare parte della vita di chi li sceglie. Uno scrigno da viaggio Il risultato della collaborazione è un porta-anelli compatto, pensato per accompagnare chi lo possiede. All’interno, morbidi cuscinetti removibili accolgono gli anelli; all’esterno, un moschettone rivestito in pelle permette di agganciarlo alla borsa. Così un oggetto nato per restare sul comò diventa un accessorio da portare con sé, dal giorno alla sera. E quando non servono gli anelli? Basta togliere i cuscinetti perché lo scrigno si trasformi in porta-rossetto, pronto per un ritocco al volo. Pelle, seta e ceralacca Il dialogo tra i due brand si legge nei dettagli. La pelle Pineider incontra un foulard in seta firmato ÂGÉE, che avvolge l’accessorio e gli dà identità grazie al gioco di contrasti tra le due texture. A completare il tutto, un charm in pelle che reinterpreta la storica ceralacca Pineider, emblema della corrispondenza d’altri tempi, e che può essere personalizzato con le proprie iniziali. Un sigillo, letteralmente, che rende ogni pezzo unico. Il lusso di tutti i giorni Versatilità, materiali curati, la possibilità di farlo proprio: il porta-anelli Pineider 1774 × ÂGÉE racconta un’idea di lusso quotidiano, lontana dall’ostentazione e vicina all’uso. Un ponte tra l’eredità artigianale di una maison storica e un modo nuovo di vivere il gioiello e gli oggetti che ci portiamo addosso. Dove trovarlo Edizione limitata, disponibile dall’8 ottobre 2026 a 170 euro sui canali online dei due brand e nelle boutique Pineider di Firenze, Milano e Roma, dove è possibile personalizzarlo con le proprie iniziali. Aggiungi ai preferiti

Disegnare Firenze: il gesto, la materia, la bellezza

In occasione della BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, Pineider ha scelto di partire da un’immagine che non è mai diventata realtà, ma che proprio per questo continua a raccontare il potere dell’immaginazione: il progetto della facciata della Basilica di San Lorenzo ideato da Michelangelo. Una visione rimasta sulla carta. Un’architettura mai realizzata, ma capace ancora oggi di testimoniare una delle funzioni più profonde del disegno: dare forma a un pensiero, trasformare un’intuizione in possibilità. È da qui che prende avvio un percorso dedicato al disegno come gesto, come esercizio di osservazione e come prima espressione di ogni processo creativo. Dalla visione di Michelangelo al gesto del disegno Il progetto di Michelangelo per la facciata di San Lorenzo appartiene a quella straordinaria storia fiorentina in cui arte, architettura e artigianato dialogano continuamente tra loro. Anche se la facciata progettata dall’artista non fu mai portata a compimento, i suoi disegni conservano intatta la forza di un’idea. Sulla carta, linee e proporzioni diventano il luogo in cui qualcosa che ancora non esiste può essere immaginato, studiato e, almeno idealmente, costruito. Alla scoperta dei simboli di Firenze Partendo da questa riflessione, Pineider ha coinvolto clienti, partner selezionati e ospiti di International Motors Firenze in un’esperienza dedicata alla città e ai suoi simboli, accompagnata dall’illustratrice fiorentina Alice Campanini. Il percorso ha condotto i partecipanti alla riscoperta di Firenze attraverso il disegno, con uno sguardo particolare rivolto alla tradizione dell’illustrazione botanica. Tra i soggetti scelti, un simbolo profondamente legato alla città: l’iris. Il fiore, che appartiene da secoli all’immaginario fiorentino, è diventato il punto di partenza per un laboratorio in cui osservare, tracciare e interpretare la natura attraverso la propria mano. La matita, la carta, il tempo L’esperienza nata in occasione della BIAF invita così a riportare al centro qualcosa di essenziale: il piacere di fare con le proprie mani. È un approccio che attraversa secoli di cultura fiorentina e che continua a trovare spazio nel presente. Inoltre, per Pineider, raccontare Firenze significa anche questo: riscoprire una cultura del fare in cui la bellezza non è soltanto il risultato finale, ma vive in ogni passaggio del processo. Nella carta, nella matita, nella mano. Nel tempo dedicato a osservare, immaginare e creare. Aggiungi ai preferiti

Pineider x Marlè Magazine: la carta come forma di relazione

Un tributo alla busta, alla sua forma, alla carta che la compone, al gesto con cui la si apre e a quello, ancora più antico, con cui si affida a un foglio un pensiero destinato all’altro. È cin questo senso di gratitudine che nasce la collaborazione tra Pineider e Marlè Magazine, magazine dedicato alla psicologia e alla sessuologia, che ha scelto di dedicare il suo ultimo numero al tema delle lettere, intese nel loro significato più intimo e concreto: le epistole, i messaggi affidati alla scrittura, le parole che attraversano una distanza per raggiungere qualcuno. Per l’occasione, Marlè ha scelto di interpretare la lettera non soltanto attraverso i contenuti, ma anche attraverso la materia stessa che da sempre le appartiene: la carta. Una copertina da toccare Il risultato è una copertina sui generis, pensata per essere non soltanto guardata, ma anche toccata. Sulla carta della cover prende forma, attraverso una lavorazione a rilievo, la sagoma di una busta da lettera Pineider. Un segno essenziale e immediatamente riconoscibile, che trasforma la superficie della rivista in qualcosa di più vicino a un oggetto da conservare che a una semplice copertina. La busta diventa così immagine, ma anche evocazione: richiama il gesto di scrivere, chiudere una lettera, affidarla a un involucro e consegnarla idealmente nelle mani di qualcun altro. Dentro la rivista, la carta diventa parte del racconto La collaborazione continua anche all’interno del magazine, dove alcune buste da lettera Pineider sono state inserite fisicamente tra le pagine. È una scelta che riflette perfettamente il tema di questo numero di Marlè. Perché parlare di lettere significa parlare di una forma di comunicazione che non si esaurisce nelle parole. Conta la grafia, conta il foglio, conta il tempo dedicato alla scrittura, conta ciò che contiene la busta e persino ciò che resta fuori. Tra psicologia, intimità e cultura della carta Il dialogo tra Pineider e Marlè Magazine nasce da una suggestione comune: la scrittura come spazio di relazione. Da una parte, Pineider porta nella collaborazione una tradizione legata alla carta, alla manifattura e agli strumenti attraverso cui la scrittura prende forma. Dall’altra, Marlè affronta il tema della lettera dal punto di vista della psicologia e della sessuologia, esplorando ciò che accade quando le parole diventano un modo per raccontarsi, desiderare, confessarsi, ricordare e entrare in relazione con l’altro: due prospettive differenti che si incontrano intorno a un gesto semplice: mettere qualcosa per iscritto e consegnarlo a qualcuno. È forse questo il dettaglio più interessante della collaborazione con Marlè: la busta Pineider, impressa sulla copertina e poi materialmente presente tra le pagine del magazine, non è soltanto un elemento grafico o un richiamo al mondo della cartoleria. È il simbolo di un passaggio: quello che porta un pensiero da una persona a un’altra. Aggiungi ai preferiti

Pineider e Dolce Vita Ladies Club: un workshop a Milano tra carta, pelle e memoria

9 Settembre 2026

Lo scorso 29 agosto, Milano è stata il punto d’incontro tra carta, pelle, creatività e memoria, in occasione di un workshop Pineider in collaborazione con Dolce Vita Ladies Club. Protagonisti assoluti dell’esperienza sono stati proprio questi due materiali, la carta e la pelle, veri e propri elementi creativi capaci di trasformarsi, pagina dopo pagina, in racconti personali. A guidare le partecipanti in questo viaggio creativo è stata l’artista Yansu Wang, da tempo parte del percorso di Pineider attraverso i suoi workshop di junk journaling, nati come un invito a fermarsi, a osservare, raccogliere, scegliere. A dare un nuovo significato a ciò che normalmente passa inosservato. È da questa idea che è nato il workshop organizzato da Pineider lo scorso 29 agosto a Milano in collaborazione con Dolce Vita Ladies Club, community internazionale che riunisce donne accomunate dalla passione per la bellezza, la cultura, la crescita personale e le esperienze autentiche. Per l’occasione, le ospiti sono state accompagnate da Yansu Wang nella creazione di un diario con immagini: un racconto personale costruito attraverso immagini, carta e piccoli elementi di pelle, materiali scelti come veri protagonisti creativi, capaci di custodire un ricordo o raccontare un momento. La carta e la pelle come spazio per raccontarsi Il workshop ha portato le partecipanti a riscoprire la carta e la pelle non soltanto come superfici sulle quali scrivere, ma come elementi creativi a tutti gli effetti: materia viva, aperta alla memoria e all’espressione personale. Sotto la guida di Yansu Wang, immagini, carta e pelle hanno trovato nuove connessioni, trasformandosi pagina dopo pagina in composizioni personali. Il gesto del ritagliare, sovrapporre, incollare e comporre ha dato vita a diari diversi tra loro, ciascuno espressione di una sensibilità e di una storia individuale, in cui carta e pelle diventano il linguaggio stesso della narrazione. È proprio questo il cuore della ricerca di Yansu Wang: trasformare frammenti della quotidianità in narrazioni visive. La sua pratica, sviluppata attraverso collage, carta, pop-up e materiali di recupero, esplora temi come memoria, identità e intimità, con la carta sempre al centro come materiale primario di espressione. Un linguaggio che unisce Pineider e Yansu Wang Quello con Yansu Wang è un dialogo creativo che Pineider porta avanti da tempo. La collaborazione ha trovato una delle sue espressioni più significative nel junk journaling, una pratica che parte da materiali apparentemente ordinari (fotografie, biglietti, ritagli, lettere, ricevute e altri frammenti della vita quotidiana) per trasformarli in qualcosa di nuovo, con la carta e la pelle come fili conduttori. Il rapporto tra l’artista e Pineider nasce proprio dall’incontro tra due mondi solo apparentemente lontani: da una parte la tradizione della carta e della manifattura in pelle, dall’altra un linguaggio contemporaneo che utilizza questi stessi materiali per raccontare esperienze, emozioni e ricordi. Un incontro, questo, già esplorato anche attraverso il progetto It’s All Paperwork, che ha visto Yansu Wang lavorare con Pineider sul rapporto tra collage, pop-up e carta. Un momento di creatività e connessione A Milano, il workshop è diventato così qualcosa di più di un laboratorio creativo: il tempo dedicato al journaling, tra carta e pelle, ha creato uno spazio di condivisione e di confronto, in sintonia con la filosofia di Dolce Vita Ladies Club: creare occasioni in cui bellezza, relazione e crescita personale possano incontrarsi. Ogni pagina è diventata un piccolo esercizio di attenzione: scegliere un’immagine, accostare due carte, lavorare un frammento di pelle, lasciare spazio a un ricordo. Gesti semplici che, una volta riuniti, possono trasformarsi in una narrazione sorprendentemente personale, con carta e pelle a fare da autentici protagonisti dell’intera esperienza creativa. Aggiungi ai preferiti

La nuova Agenda 2027: scrivere il futuro, pagina dopo pagina

3 Settembre 2026

Ogni agenda nasce per accompagnarci nel futuro. Le sue pagine braccolgono appuntamenti, progetti, idee, viaggi, incontri. Sono uno spazio ancora da riempire, una promessa di ciò che verrà, ma anche uno scrigno in cui custodire una storia. È questo il significato delle nuove agende 2027 Pineider: non soltanto strumenti per organizzare il tempo, ma oggetti attraverso i quali scoprire la storia del Marchio, iniziata a Firenze nel 1774 e arrivata fino ai nostri giorni. Nel corso dell’anno, tra una settimana e l’altra, l’agenda accompagnerà chi la utilizza in un viaggio attraverso alcuni dei momenti che hanno costruito l’identità di Pineider. Una storia fatta di carta, scrittura, artigianalità e innovazione, ma anche di persone, luoghi, viaggi e trasformazioni. Perché parlare di un’agenda significa parlare di tempo. E Pineider, da oltre 250 anni, quel tempo lo scrive. 1774: l’inizio di una storia La storia comincia nel 1774, quando Francesco Pineider, originario di Pinei in Val Gardena, lascia le montagne e arriva a Firenze. È un viaggio importante, non soltanto nello spazio ma anche nella vita. Francesco si trova davanti a una città vivace e cosmopolita, attraversata da artisti, intellettuali, mercanti e viaggiatori. Firenze è una delle tappe fondamentali del Grand Tour europeo e rappresenta un luogo privilegiato per chi cerca cultura, arte e bellezza. È qui, nel cuore della città, che Francesco apre la sua prima bottega, in Piazza della Signoria. Fin dall’inizio, Pineider si lega così a un mondo in cui la scrittura non è una semplice necessità, ma una forma di espressione, relazione e identità. Carte da lettera, incisioni, strumenti per scrivere e oggetti destinati alla vita quotidiana entrano progressivamente nell’universo della bottega. Una vocazione che, con il passare dei secoli, non cambierà mai nella sua essenza: creare strumenti per dare forma alle parole e conservarle nel tempo. Quando la scrittura comincia a viaggiare Nel corso dell’Ottocento Firenze cambia, così come cambia il modo di viaggiare e di comunicare. Pineider cresce insieme alla città e al suo pubblico internazionale. La carta diventa sempre più uno strumento per raccontare il mondo: mappe, guide, cartoline e materiali stampati accompagnano la nascita di un turismo moderno. La scrittura esce dagli studi e dai salotti e comincia a viaggiare. È un passaggio fondamentale anche per Pineider, che amplia progressivamente il proprio universo. La precisione dell’incisione, la qualità della stampa e la cura della carta diventano elementi distintivi di una produzione sempre più sofisticata. La reputazione della casa fiorentina supera i confini della città e si consolida presso una clientela internazionale. La storia di Pineider, in fondo, è anche la storia di un modo di vivere la scrittura: come qualcosa che accompagna il viaggio, il lavoro, le relazioni e i momenti importanti della vita. Dalla carta alla pelle Verso la fine dell’Ottocento, un’altra evoluzione entra a far parte di questa storia: la pelletteria. Borse, cartelle, sacche e scrittoi da viaggio diventano l’estensione naturale degli strumenti della scrittura. La carta non è più soltanto qualcosa da utilizzare sulla scrivania: può essere portata con sé, insieme agli oggetti necessari per scrivere e lavorare. È una trasformazione che anticipa una delle caratteristiche più riconoscibili di Pineider: la capacità di mettere in dialogo materiali diversi, mantenendo al centro la cultura dell’oggetto e la qualità della manifattura. Carta e pelle, scrittura e viaggio, tradizione e innovazione, sono tutte connessioni che ancora oggi fanno parte dell’identità del brand. 1966: quando la storia rischia di andare perduta Ogni storia attraversa momenti difficili: per Pineider, uno dei più drammatici arriva il 4 novembre 1966, quando l’Arno esonda e Firenze viene colpita dalla devastante alluvione. La sede di Pineider in Piazza della Signoria viene sommersa dall’acqua e dal fango. Con essa vengono colpiti gli archivi, le macchine da stampa, le carte pregiate, le incisioni e una parte importante della memoria dell’azienda. È una perdita enorme. Eppure, proprio in quel momento, emerge un’altra caratteristica che ancora oggi appartiene all’identità Pineider: la capacità di continuare. La memoria, da quel momento, assume un significato ancora più profondo. Non è soltanto ciò che viene conservato, ma anche ciò che si sceglie di tramandare. Oltre due secoli dopo, la scrittura continua In oltre 250 anni Pineider ha attraversato trasformazioni politiche, sociali e tecnologiche, mantenendo il proprio legame con Firenze e con una cultura della manifattura fondata sulla qualità. Oggi il mondo è profondamente diverso da quello in cui Francesco Pineider aprì la sua bottega. Comunichiamo attraverso schermi, calendari digitali e notifiche. Gli appuntamenti vengono sincronizzati automaticamente e intere biblioteche possono essere contenute in un dispositivo. Eppure, continuiamo a scrivere, continuiamo a cercare il piacere di una pagina, il gesto di una penna sulla carta, la possibilità di annotare un pensiero e ritrovarlo mesi o anni dopo. Ed è proprio in questo spazio, tra la velocità del presente e il valore delle cose che durano, che nasce l’agenda Pineider. Le nuove agende Pineider 2027 trasformano questo concetto in un’esperienza concreta: le loro pagine non servono soltanto a organizzare le giornate. Raccontano anche ciò che è venuto prima. Durante l’anno, la storia di Pineider viene ripercorsa attraverso capitoli che accompagnano la quotidianità: dal 1774 agli anni del Grand Tour, dall’evoluzione della stampa alla nascita della pelletteria, fino all’alluvione di Firenze e alla crescita internazionale del brand. Così, mentre si scrive un appuntamento per domani, si può scoprire una storia di oltre due secoli fa; mentre si pianifica un viaggio, si può incontrare il racconto di quando la scrittura iniziò a viaggiare; mentre si apre una nuova settimana, si può tornare a un momento in cui tutto era ancora da costruire. Ed è forse questo il senso più autentico di un’agenda: mettere in relazione ciò che è stato, ciò che stiamo vivendo e ciò che ancora deve accadere. Un oggetto per il tempo La filosofia di Pineider parte da un’idea semplice e profondamente legata alla scrittura: raccontare significa dare un ordine al tempo, trasformare gli istanti in una storia. Nel “Manifesto” di Pineider, scritto per noi da Enrico Dal Buono, questa visione viene sintetizzata nell’idea che la storia inizi con la

Pineider e The Robin: una serata dedicata alla creatività con Yansu Wang

29 Luglio 2026

Lo scorso 23 luglio la boutique Pineider di Via Manzoni 12 a Milano ha aperto le proprie porte a un’esperienza che ha celebrato il valore della carta come strumento di espressione, memoria e connessione. In collaborazione con The Robin, esclusiva community internazionale che riunisce personalità provenienti dal mondo dell’arte, della cultura, del design e dell’imprenditoria, Pineider ha ospitato un workshop di junk journaling guidato dall’artista Yansu Wang. In un’atmosfera raccolta e conviviale, gli ospiti hanno preso parte a un percorso creativo in cui frammenti di carta, fotografie, ritagli, lettere e piccoli oggetti quotidiani si sono trasformati in racconti visivi personali. Un invito a rallentare, osservare e riscoprire il piacere del gesto manuale, attraverso una pratica artistica che restituisce valore alle storie custodite negli oggetti e nelle emozioni. La ricerca di Yansu Wang, da sempre incentrata sul dialogo tra carta, memoria e identità, ha accompagnato i partecipanti nella realizzazione di pagine uniche, costruite con collage, composizioni tridimensionali e dettagli capaci di dare forma a ricordi, suggestioni e immaginazione. Ogni creazione è diventata così un diario personale, autentico e irripetibile. Per Pineider, da oltre due secoli custode della cultura della scrittura e dell’eccellenza cartaria, ospitare iniziative come questa significa dare continuità a una tradizione che guarda al futuro. La carta non è soltanto un supporto, ma un luogo di incontro tra creatività, artigianalità e pensiero, capace di ispirare nuove forme di espressione contemporanea. La collaborazione con The Robin ha contribuito a rendere la serata un’occasione di dialogo e condivisione, riunendo una community accomunata dalla passione per la bellezza, la cultura e le esperienze autentiche. Un incontro in cui il tempo dedicato alla creazione è diventato anche tempo dedicato alle relazioni, allo scambio di idee e alla scoperta di nuove prospettive. L’appuntamento del 23 luglio conferma il ruolo della boutique Pineider di Via Manzoni come spazio vivo, aperto alla contaminazione tra arte, design e cultura. Un luogo dove la tradizione della manifattura incontra linguaggi contemporanei e dove ogni evento diventa un’opportunità per riscoprire il valore dei gesti, dei materiali e delle storie che raccontano chi siamo. Aggiungi ai preferiti

Pineider e il Premio Strega: il merito del tempo

14 Luglio 2026

Sono due storie che hanno sempre parlato la stessa lingua, quelle di Pineider e del Premio Strega. Essere partner del più autorevole riconoscimento della letteratura italiana significa, per Pineider, riaffermare un legame che accompagna il brand fin dalle sue origini: quello con la scrittura, con la cultura e con il valore delle parole destinate a durare. In occasione dell’edizione 2026 del Premio Strega, Pineider ha voluto rendere omaggio ai protagonisti di questo straordinario appuntamento con una selezione di doni esclusivi, pensati per celebrare il gesto della scrittura e il piacere degli oggetti che custodiscono idee, ricordi e storie. Un gesto di eleganza discreta che racconta, ancora una volta, la filosofia del marchio. Per Pineider la scrittura non è mai stata soltanto uno strumento. È un rito, un’esperienza personale, un modo di lasciare un segno nel tempo. Dal 1774, anno della sua fondazione a Firenze, il brand accompagna scrittori, intellettuali, professionisti e viaggiatori con creazioni capaci di coniugare artigianalità, innovazione e bellezza. Dalla celebre carta alle penne, fino alle collezioni di pelletteria, ogni oggetto nasce con la stessa vocazione: custodire ciò che conta davvero. È proprio questa visione ad avvicinare Pineider al Premio Strega. Da quasi ottant’anni il premio racconta l’evoluzione della narrativa italiana attraverso le voci dei suoi autori, contribuendo a costruire un patrimonio culturale che attraversa le generazioni. Pineider, da oltre due secoli e mezzo, continua invece a realizzare gli strumenti attraverso cui quelle storie possono essere immaginate, annotate, corrette, firmate e tramandate. Due realtà diverse, ma unite dalla convinzione che il valore delle parole non si esaurisca nell’istante in cui vengono scritte. Ogni romanzo nasce da appunti, taccuini, pagine riscritte infinite volte. Ogni grande idea prende forma attraverso un gesto tanto semplice quanto rivoluzionario: fermare un pensiero su carta. Anche la pelletteria Pineider nasce dalla stessa cultura del tempo. Cartelle, portfolio, porta documenti, agende e accessori sono progettati per accompagnare chi crea, lavora e viaggia, diventando compagni di vita destinati ad acquisire carattere con l’uso. La pelle evolve, cambia, racconta il percorso di chi la vive, proprio come una pagina annotata conserva le tracce del pensiero che l’ha attraversata. In un’epoca in cui tutto tende a essere immediato, Pineider continua a credere nel valore della lentezza, della manifattura e degli oggetti destinati a durare. Valori che trovano una naturale affinità con il Premio Strega, dove ogni libro rappresenta anni di ricerca, di riscrittura e di dedizione. La collaborazione tra Pineider e il Premio Strega diventa così molto più di una partnership. È il riconoscimento di un patrimonio condiviso, fatto di cultura, eccellenza italiana e rispetto per il tempo necessario a creare qualcosa di autentico. Perché le storie cambiano il nostro modo di vedere il mondo. E gli oggetti che le accompagnano possono diventare, a loro volta, parte di quella storia. Aggiungi ai preferiti

Pineider e Rizzoli: dalle lettere alla letteratura

6 Luglio 2026

Lo scorso 1° luglio, la boutique Pineider di Milano ha ospitato un’esperienza esclusiva in collaborazione con Rizzoli per celebrare l’uscita del romanzo Tutte le mattine di Sybil di Virginia Evans.L’incontro ha riunito creator e appassionati di scrittura in un contesto che ha messo al centro il libro e il piacere della scrittura a mano, in perfetta sintonia con l’identità di Pineider, Maison che da oltre due secoli valorizza l’eccellenza italiana attraverso articoli di cartoleria, strumenti di scrittura e collezioni di pelletteria. La forza di una lettera Tutte le mattine di Sybil racconta la storia di una donna che, attraverso le lettere, ritrova un modo autentico di osservare il mondo, dare forma ai propri pensieri e costruire relazioni profonde. In un’epoca dominata dalla comunicazione istantanea, il romanzo di Virginia Evans restituisce valore alla scrittura lenta, alla riflessione e alla capacità delle parole di creare connessioni sincere. Le lettere diventano così molto più di un semplice mezzo di comunicazione: sono memoria, intimità, presenza. Ogni pagina ricorda quanto possa essere potente fermarsi, scegliere con attenzione ogni parola e affidarla alla carta. Un messaggio che incontra naturalmente la filosofia di Pineider, da sempre ambasciatore dell’arte della scrittura come esperienza personale, estetica ed emotiva. Un’esperienza dedicata alla calligrafia Per dare forma concreta ai temi del romanzo, Pineider e Rizzoli hanno ideato una speciale Experience calligrafica guidata da Caterina Scardillo, esperta di lettering e calligrafia contemporanea. Gli ospiti hanno avuto l’opportunità di riscoprire il piacere del gesto manuale, sperimentando il ritmo lento della scrittura a mano e approfondendo tecniche che trasformano ogni parola in un segno unico e irripetibile. Un laboratorio che ha invitato i partecipanti a rallentare, a concentrarsi sul movimento della mano e sulla relazione tra inchiostro, carta e pensiero. Un momento di creatività che ha restituito alla scrittura il suo valore più autentico: quello di un’espressione personale capace di lasciare un’impronta. Pineider, dove la scrittura incontra la cultura Da sempre Pineider considera la scrittura molto più di una funzione: è un patrimonio culturale, un linguaggio che attraversa il tempo e continua a ispirare nuove forme di espressione.Per questo motivo la Maison promuove occasioni d’incontro con il mondo dell’editoria, della letteratura e dell’arte, creando esperienze che mettono al centro il piacere di scrivere e di raccontarsi. La collaborazione con Rizzoli rappresenta un nuovo capitolo di questo percorso: un dialogo tra una storia che celebra il valore delle lettere e un brand che, attraverso le sue iconiche carte, gli strumenti di scrittura e le collezioni di pelletteria, continua a custodire e reinterpretare l’eleganza del gesto scritto. Perché, anche nell’era digitale, ci sono emozioni che solo una lettera scritta a mano riesce ancora a raccontare. Aggiungi ai preferiti

Il Calcio Storico Fiorentino “vergato” a mano da Pineider

25 Giugno 2026

Ci sono tradizioni che vivono nel fragore della folla, nel suono dei tamburi, altre che si custodiscono nel silenzio di un gesto. Il Calcio Storico Fiorentino, una delle espressioni più autentiche e identitarie della città di Firenze, è entrambe le cose. Ogni anno, nel mese di giugno, Piazza Santa Croce si trasforma in un’arena dove storia, appartenenza e spirito di quartiere si fondono in una rievocazione che affonda le proprie radici nel Rinascimento. Prima che inizi la sfida, però, c’è un momento solenne che prepara il campo all’azione: la lettura ufficiale delle pergamene da parte degli araldi. È proprio qui che entra in scena Pineider. Custode da oltre due secoli dell’arte della scrittura e della pelletteria fiorentina, il brand realizza le pergamene ufficiali del Calcio Storico Fiorentino, documenti che accompagnano il rito e ne preservano il valore simbolico. Ogni pergamena viene realizzata a mano dalla calligrafa del marchio, Caterina Scardillo, attraverso un processo che unisce competenza tecnica, sensibilità artistica e rispetto per la tradizione. Le parole che gli araldi leggono davanti ai protagonisti della manifestazione prendono così forma su supporti unici, scritti secondo l’antica arte calligrafica. Non si tratta di semplici documenti cerimoniali, ma di veri e propri manufatti che restituiscono alla scrittura il suo ruolo originario: quello di testimonianza, memoria e trasmissione culturale. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla comunicazione istantanea, la collaborazione tra Pineider e il Calcio Storico Fiorentino assume un significato particolare. Entrambi rappresentano infatti una Firenze che continua a valorizzare il sapere artigiano, la bellezza del gesto e la forza delle tradizioni che attraversano i secoli. Il Calcio Storico non è soltanto una manifestazione sportiva: è un patrimonio culturale che ogni anno rinnova il legame tra la città e la propria storia. La sfilata in costume rinascimentale, gli araldi, le insegne e i rituali che precedono le partite contribuiscono a mantenere viva una memoria collettiva che appartiene all’identità stessa di Firenze. Allo stesso modo, Pineider continua a custodire e reinterpretare una tradizione che affonda le radici nella cultura della carta e della scrittura. Attraverso il lavoro di Caterina Scardillo, le pergamene del Calcio Storico diventano il punto d’incontro tra due patrimoni fiorentini: quello della parola scritta e quello della memoria civica. Perché prima della sfida, prima del gioco, prima dell’emozione della piazza, c’è sempre una storia da raccontare. E ogni storia degna di essere tramandata merita di essere scritta a mano. Aggiungi ai preferiti

Pineider People: Caterina Scardillo e il gesto che resiste al tempo

18 Giugno 2026

Nel quarto episodio di Pineider People incontriamo Caterina Scardillo, calligrafa, lettering artist e studiosa delle scritture antiche. Una professione che nasce dall’amore per la forma delle lettere, ma che affonda le sue radici in qualcosa di più profondo: il desiderio di comprendere il rapporto che da sempre lega l’essere umano alla scrittura. (scardillo.com⁠) In un tempo dominato dalla velocità, Caterina ha scelto una strada diversa. Una strada fatta di lentezza, osservazione e pratica quotidiana. Ogni tratto della penna richiede attenzione; ogni lettera è il risultato di un equilibrio delicato tra gesto, ritmo e intenzione. La calligrafia diventa così molto più di una tecnica: è un esercizio di presenza. La sua storia racconta come la scrittura a mano non sia soltanto un mezzo per comunicare, ma un linguaggio capace di esprimere identità, memoria e cultura. Attraverso lo studio della paleografia e delle scritture storiche, Caterina ha dedicato anni alla ricerca delle origini dei segni che ancora oggi utilizziamo, riscoprendo il valore di una tradizione che continua a parlare al presente. Ogni lettera scritta a mano porta con sé qualcosa di irripetibile: una leggera imperfezione, una pressione diversa della penna, una variazione quasi invisibile che racconta la presenza di chi l’ha tracciata. È proprio questa unicità che rende la scrittura un gesto profondamente umano. Per Caterina, la bellezza della calligrafia risiede nella sua capacità di rallentare il tempo. Quando la mano incontra la carta, il rumore del mondo sembra attenuarsi. Rimangono soltanto il segno, il respiro e l’attenzione. Un momento intimo che restituisce valore alle parole e al modo in cui scegliamo di consegnarle agli altri. Non è un caso che il suo percorso si intrecci spesso con quello di Pineider. Da sempre la Maison celebra la scrittura come esperienza culturale e personale, un gesto capace di trasformare pensieri ed emozioni in qualcosa di tangibile e duraturo. Attraverso workshop e incontri dedicati alla calligrafia, Caterina contribuisce a mantenere viva una tradizione che continua a emozionare nuove generazioni di appassionati. La sua testimonianza incarna perfettamente lo spirito di Pineider People: la convinzione che il valore delle cose non risieda nella loro velocità, ma nella loro capacità di durare. In un foglio scritto a mano o in un notes rilegato in pregiata pelle convivono infatti passato e futuro, memoria e immaginazione, tradizione e contemporaneità. Perché scrivere non significa soltanto lasciare un segno sulla carta. Significa lasciare una traccia di sé. Aggiungi ai preferiti