La responsabilità della parola: scrivere per pensare, pensare per comprendere
27 Aprile 2026In occasione della Giornata Mondiale del Libro, l’Università LUISS Guido Carli ha promosso un’iniziativa che ha saputo andare oltre la celebrazione simbolica, trasformandosi in un momento di riflessione concreta sul ruolo della scrittura nella società contemporanea. Il workshop “La responsabilità della parola”, realizzato insieme al Premio Campiello e a Pineider, ha posto al centro una questione cruciale: oggi, scrivere non è solo un atto funzionale, ma un esercizio di consapevolezza civile. Perché in un’epoca in cui la produzione di contenuti è continua e accelerata, il rischio non è la mancanza di parole, ma la loro perdita di significato. Scriviamo costantemente – messaggi, email, note, prompt – ma sempre più spesso senza attraversare davvero il pensiero che le genera. È proprio su questa frattura che si è innestato l’intervento di Nicola Andreatta, Direttore Generale di Pineider, che durante la sua masterclass ha offerto una riflessione lucida e profondamente contemporanea sul valore della scrittura. “Vi faccio una domanda molto semplice,” ha esordito. “Quando è stata l’ultima volta che avete scritto qualcosa a mano, non per obbligo, ma per pensare?” Una domanda solo apparentemente semplice, che introduce un tema centrale: la scrittura come strumento di comprensione, non di mera registrazione. Andreatta ha condiviso un’esperienza personale, risalente ai suoi anni universitari: la scelta consapevole di non utilizzare le sbobinature. “Quando scrivevo gli appunti a mano capivo di più, e soprattutto ricordavo di più. Non stavo copiando quello che diceva il professore, stavo filtrando, scegliendo, costruendo. Scrivere non era registrare informazioni, era trasformarle in qualcosa di mio.” Questa intuizione, oggi supportata da numerosi studi scientifici, mette in luce una verità spesso trascurata: l’accesso all’informazione non coincide con la sua comprensione. La velocità, valore dominante del nostro tempo, non garantisce profondità. “Abbiamo costruito strumenti perfetti per accedere all’informazione, ma meno efficaci per trasformarla in conoscenza,” ha sottolineato. Il cuore del discorso si sposta così sul gesto della scrittura manuale, inteso non come nostalgia, ma come pratica cognitiva. “Scrivere a mano è un gesto fisico. Ha un ritmo, una resistenza, un tempo. Ed è proprio in questo limite che succede qualcosa di importante: il pensiero prende forma.” La lentezza imposta dalla carta e dalla penna non è un ostacolo, ma una condizione necessaria per attivare processi mentali più profondi, capaci di integrare memoria, percezione e rielaborazione. Ma c’è un passaggio ulteriore, forse il più rilevante per il nostro tempo: oggi scrivere a mano è una scelta. “Una scelta di rallentare quando tutto accelera. Una scelta di essere presenti quando tutto distrae. Una scelta di pensare quando tutto produce.” In questo scenario, la riflessione si amplia inevitabilmente al rapporto con le tecnologie emergenti, in particolare l’intelligenza artificiale. Andreatta non adotta una posizione oppositiva, ma invita a distinguere con chiarezza: “Dobbiamo distinguere due cose: scrivere per produrre e scrivere per pensare. Per produrre, l’AI è perfetta. Per pensare, no.” Il punto non è dunque la tecnologia in sé, ma il rischio di un uso passivo. “Se deleghiamo anche il processo di scrittura, non stiamo delegando solo il gesto, stiamo delegando il pensiero. Passiamo da autori a editor del pensiero.” Una trasformazione sottile ma radicale, che ha implicazioni non solo individuali, ma collettive. “Una società che non pensa in profondità è una società più fragile, più influenzabile, più superficiale.” È qui che il tema della responsabilità della parola assume un significato pienamente civile. Scrivere significa prendere posizione, costruire senso, esercitare il dubbio. “Il pensiero critico non nasce dalla velocità. Nasce dalla capacità di fermarsi, di dubitare, di riformulare. Se togliamo il tempo, togliamo il dubbio. E senza dubbio, non c’è pensiero critico.” All’interno di questa riflessione, il ruolo di Pineider si definisce con chiarezza. Non come semplice produttore di strumenti, ma come custode di una cultura della scrittura. “Noi non vendiamo oggetti. Custodiamo un modo di pensare. Una penna o un foglio non servono a scrivere di più. Servono a scrivere meglio.” In un mondo saturo di notifiche e distrazioni, la carta diventa così uno spazio di autonomia. Uno spazio in cui il pensiero può tornare a essere personale, non delegato, non automatizzato. Un gesto semplice, ma profondamente controcorrente. La conclusione della masterclass si traduce in un invito concreto, quasi quotidiano: “Ogni giorno, prendete un foglio e scrivete a mano. Non per condividere. Non per pubblicare. Ma per capire.” Forse è proprio qui che si trova il senso più attuale della Giornata Mondiale del Libro: non nella celebrazione dell’oggetto, ma nella riscoperta del processo. Perché, come ha ricordato Andreatta, “in un mondo in cui tutto può scrivere al posto nostro, la vera differenza non sarà chi scrive di più. Sarà chi continua a pensare davvero.” E in questa prospettiva, il vero lusso contemporaneo assume una nuova definizione: non il tempo libero, ma il tempo per pensare. Aggiungi ai preferiti
Parole silenziose: il ritorno radicale della scrittura al RenBen 2026
22 Aprile 2026Sempre più spesso la scrittura torna a essere gesto essenziale, intimo, ma anche radicale. È quanto accaduto l’8 aprile 2026 negli spazi storici della Chicago Athletic Association, in occasione di RenBen 2026, l’annuale gala a sostegno della Renaissance Society, concepito quest’anno dall’artista Maurizio Cattelan. Figura tra le più influenti e provocatorie dell’arte contemporanea, Cattelan ha immaginato una serata capace di sovvertire le consuetudini del linguaggio e della relazione. Il suo “Silent Party” ha trasformato due piani dell’edificio in un labirinto esperienziale, dove oltre quattrocento ospiti si sono mossi in silenzio, rinunciando alla parola parlata per riscoprire il valore della comunicazione scritta. In questo contesto sospeso, fatto di sguardi, gesti e attese, la scrittura a mano è tornata protagonista. I taccuini Pineider, scelti come unico mezzo di interazione tra gli ospiti, hanno accompagnato ogni scambio, ogni pensiero, ogni frammento di dialogo. Oggetti discreti ma centrali, hanno reso possibile un’esperienza collettiva tanto inusuale quanto profondamente umana. Scrivere, in assenza di voce, ha assunto un ritmo diverso: più lento, più consapevole. Ogni parola tracciata sulla carta portava con sé il peso del tempo e l’intenzionalità del gesto. In un’epoca dominata dall’immediatezza digitale, il ritorno alla carta ha creato uno spazio di riflessione e autenticità, trasformando la comunicazione in un atto tangibile, quasi meditativo. RenBen rappresenta da sempre un momento cruciale per la Renaissance Society, contribuendo in modo significativo al sostegno delle sue attività: nuove commissioni artistiche, ricerca curatoriale, pubblicazioni. Inserito nel contesto di EXPO ART WEEK, l’evento riafferma il ruolo dell’arte come motore di dialogo culturale e sperimentazione. Per Pineider, partecipare a questa edizione ha significato entrare in risonanza con una visione che mette al centro il valore del segno scritto. I taccuini non sono stati semplici strumenti, ma veri e propri custodi di un’esperienza: pagine attraversate da pensieri fugaci, messaggi silenziosi, connessioni inaspettate. In un labirinto di stanze trasformate, tra luci soffuse e presenze in movimento, si è delineata una narrazione corale, fatta di appunti, dediche, intuizioni. Una memoria condivisa, destinata a rimanere impressa non solo nei ricordi dei partecipanti, ma anche nelle pagine che hanno raccolto ogni traccia di quella sera. Aggiungi ai preferiti
Pineider alla Luiss: quando un francobollo diventa racconto
16 Aprile 2026Alla Luiss Guido Carli di Roma, una mostra sorprendente trasforma uno degli oggetti più piccoli della comunicazione in una potente narrazione identitaria. “Il Made in Italy in formato francobollo”, realizzata in collaborazione con Poste Italiane, celebra l’eccellenza della cultura, dell’industria e della creatività italiana attraverso il linguaggio evocativo della filatelia. Ben oltre il collezionismo, il francobollo è da sempre un custode di memoria collettiva: un oggetto capace di viaggiare oltre i confini portando con sé l’essenza di un Paese. La mostra ne raccoglie il significato più profondo, proponendo un percorso che racconta le storie che hanno costruito la reputazione dell’Italia nel mondo. In questo racconto, Pineider si inserisce accanto a una selezione autorevole di protagonisti: dalle icone del design e dell’innovazione come Bialetti e Ducati, ai simboli culturali come i Bronzi di Riace, fino ai grandi nomi dell’eccellenza italiana globale come Gucci e Ferrero. Ciascuno dei sedici pannelli espositivi mette in dialogo un’emissione filatelica ingrandita con un oggetto rappresentativo, creando un ponte tra immagine e cultura materiale. In questo contesto, la presenza di Pineider assume un significato particolarmente profondo. Fondata a Firenze nel 1774, la maison ha sempre incarnato l’arte della scrittura come gesto personale e atto culturale, trasformando la carta in uno spazio di espressione, memoria e stile. Il francobollo dedicato a Pineider diventa così più di un tributo: è il simbolo di una continuità tra tradizione e contemporaneità, tra l’intimità della parola scritta a mano e il suo valore duraturo in un mondo sempre più digitale. Aperta al pubblico in due weekend di aprile, la mostra invita studenti, visitatori e appassionati a riscoprire il valore delle piccole cose – quelle che, come un foglio di carta pregiata o una lettera scritta a mano, custodiscono un senso di permanenza. In un tempo segnato dalla velocità e dall’effimero, la presenza di Pineider in questo percorso filatelico riafferma una verità fondamentale: il vero lusso risiede non solo in ciò che dura, ma in ciò che continua a essere scritto, condiviso e ricordato. Aggiungi ai preferiti
Pineider a Casa Cipriani: l’eleganza della scrittura incontra l’ospitalità d’eccellenza
30 Marzo 2026Ci sono collaborazioni che nascono da un’affinità naturale. È il caso dell’incontro tra Pineider e Casa Cipriani: due realtà che condividono la stessa visione dell’eleganza, dell’attenzione ai dettagli e di un’ospitalità che mette al centro l’esperienza delle persone. Negli ultimi mesi, questa collaborazione ha preso forma in diverse città del mondo, portando la cultura della scrittura all’interno di luoghi iconici dell’ospitalità internazionale. A Casa Cipriani Milano, i notebook Pineider realizzati in co-branding sono diventati una presenza apprezzata nello shop della casa, riscuotendo un ottimo successo sia tra gli ospiti dell’hotel, aperto anche ai non soci , sia tra i members del club. Un oggetto che racchiude l’essenza di entrambe le realtà: discreto, elegante, pensato per accompagnare momenti di riflessione e creatività. A Casa Cipriani New York, i notebook Pineider trovano invece spazio come gift dedicati ai clienti VIP, soci e ospiti delle camere con vista spettacolare, diventando un gesto di attenzione e cura verso gli ospiti più affezionati. Due nomi italiani che, nel mondo, parlano la stessa lingua: quella del bello senza fretta. Aggiungi ai preferiti
Pineider incontra i talenti di domani: una lezione di lusso consapevole alla European School of Economics
10 Marzo 2026Nel mondo del lusso contemporaneo, il dialogo con le nuove generazioni rappresenta una delle sfide più stimolanti e necessarie. È proprio con questo spirito che Pineider ha recentemente preso parte a un progetto formativo presso la European School of Economics di Firenze, offrendo agli studenti un’occasione concreta per entrare in contatto con le dinamiche reali di un brand storico del Made in Italy. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del corso E-Commerce & E-Business, guidato dal professor Andrea Secci, e ha coinvolto gli studenti in un esercizio pratico di analisi del posizionamento digitale e delle strategie di comunicazione del marchio. Un’attività che ha permesso di osservare da vicino come una maison con oltre due secoli di storia continui a interpretare il proprio patrimonio culturale in chiave contemporanea. A guidare il progetto, portando in aula l’esperienza diretta dell’azienda, sono state Luna Ebtehal Badawi, Marketing & Communication Manager di Pineider, e Thea Andreaggi, Visual Communication Designer & Art Director. Attraverso dati, casi reali e riflessioni operative, le studentesse e gli studenti hanno potuto confrontarsi con le scelte strategiche che definiscono oggi l’identità digitale del brand. Un momento particolarmente significativo dell’incontro è stato l’intervento di Nicola Andreatta, General Manager di Pineider, che ha condiviso con la classe la visione del marchio e alcune riflessioni sul significato contemporaneo del lusso. Forte di una lunga esperienza internazionale nel settore, Andreatta ha raccontato come Pineider interpreti oggi il concetto di quiet luxury: un lusso discreto, autentico, fondato sulla qualità dei materiali, sulla maestria artigianale e su un rapporto profondo con il tempo. In questa prospettiva, la tradizione non rappresenta un elemento statico, ma una risorsa viva, capace di dialogare con nuovi linguaggi e nuove generazioni. «Il vero lusso», ha sottolineato Andreatta, «non è solo ciò che si possiede, ma ciò che resiste nel tempo: un oggetto pensato per accompagnare la vita di chi lo usa, custodendo storie, gesti e memoria». L’incontro si è poi concluso con un’esperienza immersiva nel mondo Pineider. Gli studenti hanno visitato la boutique fiorentina del brand, entrando in contatto diretto con la sua tradizione artigianale e con l’universo della carta pregiata e della pelletteria. A rendere ancora più speciale la giornata è stato il laboratorio di calligrafia guidato dalla calligrafa e paleografa Caterina Scardillo. Attraverso il gesto della scrittura a mano — lento, preciso, consapevole — gli studenti hanno potuto riscoprire il valore di una pratica che da sempre rappresenta il cuore dell’identità Pineider. L’esperienza alla European School of Economics testimonia l’impegno del brand nel costruire un ponte tra tradizione e futuro. Condividere il proprio sapere con le nuove generazioni significa infatti contribuire a formare una cultura del lusso più consapevole, capace di riconoscere il valore della qualità, dell’artigianalità e della bellezza duratura. Aggiungi ai preferiti
L’Anno del Cavallo prende forma: Junk Journalism e Capodanno Cinese nella boutique di Milano
23 Febbraio 2026Sabato scorso, la boutique milanese di Pineider si è trasformata in qualcosa di inaspettato: non più solo uno spazio dedicato alla carta e alla scrittura, ma un vero e proprio laboratorio creativo, animato da ritagli, collage e visioni che prendevano forma tra le mani dei partecipanti. L’occasione era speciale: il Capodanno Cinese e l’inizio dell’Anno del Cavallo, celebrato insieme all’artista Yansu Wang attraverso un workshop di Junk Journalism che ha portato in boutique una nuova idea di artigianalità. Il Junk Journalism incontra la carta Pineider Il Junk Journalism è una pratica creativa che trasforma materiali di recupero, ritagli di carta, immagini, frammenti, in narrazioni visive stratificate. Un linguaggio fatto di gesti semplici e risultati sorprendenti, in cui ogni pagina diventa un racconto personale e irripetibile. Per un pomeriggio, i quaderni Pineider hanno smesso di essere dei supporti per la scrittura e si sono trasformati in spazi tridimensionali di sperimentazione. Tra stratificazioni, costruzioni pop-up e collage, il cavallo : simbolo millenario di energia, libertà e movimento ha preso vita nelle mani di chi ha partecipato, diventando metafora visiva di slancio creativo e di nuovi inizi. Non è casuale la scelta del quaderno Pineider come protagonista dell’evento. La qualità della carta, frutto di una tradizione manifatturiera che affonda le radici nel 1774, non è solo una questione estetica: è la base materiale che rende possibile ogni forma di espressione. Una carta che accoglie l’inchiostro, ma anche il collage, la sovrapposizione, il gesto manuale. Una carta che sa farsi tela. Yansu Wang: arte come guida e dono A condurre il workshop è stata Yansu Wang, artista la cui sensibilità si muove naturalmente tra culture e linguaggi visivi diversi. La sua presenza ha dato alla giornata una direzione precisa: non un corso da seguire in modo passivo, ma un invito a esplorare, a sbagliare, a costruire qualcosa di autentico. Ogni partecipante ha portato a casa un pezzo unico: fatto di carta, intuizione e di un pomeriggio trascorso a giocare con le mani e la creatività. Artigianalità e cultura: un intreccio naturale Il Capodanno Cinese, con la sua carica simbolica di rinnovamento e trasformazione, ha offerto la cornice perfetta: un inizio d’anno celebrato non con un brindisi, ma con un collage. Non con le parole, ma con le mani. Grazie a Yansu Wang per aver guidato il workshop con visione e generosità, e a tutte le persone che hanno scelto di condividere con noi questo inizio d’anno. Continuate a seguirci: altri appuntamenti in boutique soL’Anno del Cavallo prende forma: Junk Journalism e Capodanno Cinese nella boutique di Milano Sabato scorso, la boutique milanese di Pineider si è trasformata in qualcosa di inaspettato: non più solo uno spazio dedicato alla carta e alla scrittura, ma un vero e proprio laboratorio creativo, animato da ritagli, collage e visioni che prendevano forma tra le mani dei partecipanti. L’occasione era speciale: il Capodanno Cinese e l’inizio dell’Anno del Cavallo, celebrato insieme all’artista Yansu Wang attraverso un workshop di Junk Journalism che ha portato in boutique una nuova idea di artigianalità. Calendario dei workshop di Yansu a Milano Aggiungi ai preferiti
“Not This Year”: il valore di fermarsi, tra scrittura e stile
22 Gennaio 2026Ci sono stagioni in cui il gesto più radicale non è accelerare, ma rallentare. In cui il progresso non coincide con il movimento, ma con la capacità di fermarsi e scegliere. “Not This Year” nasce da questa intuizione: non come rifiuto del futuro, ma come atto di consapevolezza. Una pausa che non interrompe il tempo, ma lo riorienta. È da qui che prende forma la collaborazione tra Pineider 1774 e ASPESI, due realtà italiane apparentemente distanti, ma profondamente affini. Entrambe condividono una visione chiara: il tempo non è una risorsa da consumare, ma uno spazio da abitare. La qualità non è un dettaglio, ma una responsabilità. La durata non è una promessa, ma un fatto. ASPESI ha costruito negli anni un linguaggio essenziale, funzionale, lontano dall’isteria delle mode. Un’estetica silenziosa che trova forza nella sottrazione, nella coerenza, nella fedeltà a se stessa. Pineider 1774, storica maison fiorentina, custodisce da oltre due secoli l’arte della scrittura, della carta e della pelletteria, trasformando il gesto lento dello scrivere in un valore culturale. In entrambi i casi, lo stile non è mai decorazione, ma scelta. La capsule “Not This Year” nasce dall’incontro di queste due visioni. Non un’operazione di branding, ma una riflessione condivisa sul tempo come atto deliberato, non come scadenza. Un invito a sottrarsi all’urgenza costante, per restituire senso ai gesti quotidiani. Questa filosofia prende forma in una selezione di capi e accessori essenziali, misurati, volutamente privi di clamore. Oggetti pensati per accompagnare, non per imporsi. Ma il cuore intimo e narrativo della capsule è l’agenda Pineider 1774 x ASPESI. Con la scritta “NOT THIS YEAR” impressa in copertina, l’agenda è concepita come perpetua, utilizzabile in qualsiasi momento, in qualsiasi anno. Non detta un ritmo, non impone obiettivi. All’interno, un inserto iniziale con il calendario completo dell’anno e una serie di pagine scandite da frasi non motivazionali: non suggeriscono cosa fare, ma lasciano spazio a chi scrive. Un oggetto che accompagna, anziché guidare. Che invita a scegliere cosa merita davvero di essere annotato. In un’epoca ossessionata dalla produttività, l’agenda diventa così un manifesto silenzioso. Scrivere non per riempire, ma per chiarire. Segnare non per controllare, ma per dare peso al tempo. Disponibile nel flagship store di Milano e su aspesi.it, la capsule “Not This Year” traduce visivamente e materialmente questa attitudine. Aggiungi ai preferiti
Oltre l’abito: il valore della forma nei contesti che contano
23 Dicembre 2025La domanda è antica: l’abito fa il monaco? No. Eppure, nei contesti professionali o formali ciò che indossiamo incide sulla percezione immediata. Non per superficialità, ma perché il dress code è uno dei modi più rapidi con cui si decodifica un ambiente. La collaborazione tra Pineider e Italian Etiquette Society nasce da questa evidenza: la forma, in ogni sua declinazione, è un gesto di chiarezza. Pineider lo esprime da sempre attraverso carta, pelle e accessori pensati per accompagnare il lavoro e lo stile quotidiano. Riflettere sul dress code significa estendere lo stesso principio alla presenza personale. Il workshop guidato da Elisa Motterle ha affrontato questo tema con un piglio pratico e contemporaneo. Non un insieme di regole, ma un metodo per leggere i codici — dichiarati e impliciti — e imparare a interpretarli, senza mai smentire la propria individualità. Le incertezze più frequenti riguardano situazioni comuni: colloqui, riunioni importanti, eventi di networking, cene istituzionali. Occasioni in cui ogni dettaglio pesa. I dress code principali — dal business formal alle versioni più attuali del business casual — sono stati analizzati attraverso variabili decisive: struttura dei capi, pulizia delle linee, palette cromatiche, materiali. L’obiettivo non è aspirare alla perfezione, ma costruire consapevolezza: evitare errori che indeboliscono l’autorevolezza e valorizzare la propria presenza con scelte misurate. Il dress code, se compreso con intelligenza, diventa uno strumento di sicurezza: permette di entrare in un ambiente con maggiore equilibrio e tranquillità. Nella cornice Pineider, questo principio è apparso evidente: la forma non sostituisce la sostanza, ma la valorizza. Il workshop del 22 novembre è stato un momento pensato per offrire strumenti concreti e immediatamente applicabili, utili a presentarsi con chiarezza e coerenza nelle situazioni che contano. Una competenza semplice, ma capace di fare la differenza. Aggiungi ai preferiti
Il potere dei biglietti
5 Dicembre 2025Scena uno. Incontro di lavoro: una stretta di mano, una conversazione brillante, e poi quel micro-istante che decide se resteremo nella memoria dell’altro… o se ci dissolveremo, diventando l’ennesimo contatto ridotto a un nome. In quel momento, un biglietto da visita ben studiato – e usato con intelligenza – pesa più di qualsiasi “ti scrivo su LinkedIn”. Scena due. La festa è finita, gli ospiti si congedano e i “grazie mille!” si sprecano mentre si rimettono i cappotti… Poi, a sorpresa, due giorni dopo arriva una busta: carta preziosa, due frasi ben scelte, parole vergate a mano con cura. Non è solo un ringraziamento: è un segno di presenza che resta, senza fare rumore, e rinsalda la relazione rendendola un po’ più speciale. Viviamo un tempo velocissimo, connessi su mille canali. Eppure – ironia della sorte – proprio quando comunicare è così facile, finiamo per dedicarci poca attenzione. Inviare un biglietto, offrire una business card con una stampa ben fatta, scrivere due righe a mano diventano allora gesti quasi rivoluzionari che, nel mondo del “tutto & subito”, parlano del desiderio di fare le cose con cura, prendendosi il tempo che serve. È lo stile di vita che Pineider coltiva da secoli: rallentare il gesto, scegliere con criterio, privilegiare l’autenticità sulla fretta. Ma proprio perché la comunicazione scritta comme il faut è sempre meno frequente, l’idea di prendere carta e penna fa sorgere mille incertezze… Come si scrivono gli indirizzi sulle buste? Quando (e come) si porge il proprio biglietto da visita? Si può scrivere un ringraziamento senza ricorrere a frasi fatte? Sui biglietti personali va barrato il nome? E la firma? Iniziali, solo nome o anche cognome? Queste regole valgono anche per il business? Questi sono solo alcuni dei dubbi più comuni. Per risolverli, Pineider ha ideato con Italian Etiquette Society il workshop esperienziale Galateo dei Biglietti, svolto sabato 18 ottobre presso la boutique Pineider di Via Manzoni, Milano. Nel corso dell’incontro, condotto da Elisa Motterle, si sono riscoperte le regole essenziali della corrispondenza. Si è visto come costruire un guardaroba di cartoleria adatto alle nostre esigenze, le differenze tra corrispondenza personale e professionale, e come trasformare un semplice biglietto di cortesia in uno strumento di comunicazione che lascia il segno. È stata data occasione ai partecipanti di mettersi alla prova con esercitazioni pratiche per trasformare l’incertezza in sicurezza e il gesto in un’abitudine elegante. Se vuoi che la tua comunicazione lavori per te anche quando non ci sei, inizia dai biglietti. La forma, qui, è sostanza. Tieniti aggiornato sui prossimi appuntamenti per scoprire tutto ciò che sta dietro al mondo del galateo. Aggiungi ai preferiti
Il “Pineider Privée” sale in Rolls-Royce
1 Dicembre 2025Lo scorso giovedì si è tenuta una nuova edizione di Pineider Privée, il format con cui Pineider accoglie un pubblico selezionato in un percorso esclusivo di degustazioni ed experience che incarnano i valori del brand: attenzione al dettaglio, eccellenza artigianale e celebrazione del tempo. La serata si è aperta con la finezza dello Champagne Encry, le cui cuvée Blanc de Blancs hanno accompagnato gli ospiti in un’introduzione elegante e ricca di sfumature minerali. In un dialogo continuo tra gusto e cultura, il pubblico ha potuto scoprire anche l’universo del Sigaro Toscano, simbolo di una ritualità tutta italiana che ben si accorda alla filosofia Pineider. L’heritage automobilistico è entrato in scena grazie al Museo Nicolis, che insieme a Rosso Corsa ha portato in esposizione alcune straordinarie Rolls-Royce, aggiungendo alla serata un fascino visivo e narrativo capace di celebrare la bellezza e la precisione meccanica del passato. Il percorso gustativo ha trovato nuovi apici con le selezioni di CaviarGiaveri, eccellenza internazionale del caviale d’allevamento, e con la naturale effervescenza di Ferrarelle, che ha accompagnato ogni momento valorizzandone sapori e intensità. In chiusura, le creazioni di Amedei Toscana hanno offerto un finale all’insegna della dolcezza e della qualità più ricercata. Questa edizione di Pineider Privée ha riaffermato come l’incontro tra savoir-faire, cultura ed eccellenze gastronomiche possa trasformarsi in un racconto autentico del mondo Pineider: un invito a vivere il tempo con consapevolezza, gusto e stile. Aggiungi ai preferiti