Pineider magazine

Sempre più spesso la scrittura torna a essere gesto essenziale, intimo, ma anche radicale. È quanto accaduto l’8 aprile 2026 negli spazi storici della Chicago Athletic Association, in occasione di RenBen 2026, l’annuale gala a sostegno della Renaissance Society, concepito quest’anno dall’artista Maurizio Cattelan.

Figura tra le più influenti e provocatorie dell’arte contemporanea, Cattelan ha immaginato una serata capace di sovvertire le consuetudini del linguaggio e della relazione. Il suo “Silent Party” ha trasformato due piani dell’edificio in un labirinto esperienziale, dove oltre quattrocento ospiti si sono mossi in silenzio, rinunciando alla parola parlata per riscoprire il valore della comunicazione scritta.

In questo contesto sospeso, fatto di sguardi, gesti e attese, la scrittura a mano è tornata protagonista. I taccuini Pineider, scelti come unico mezzo di interazione tra gli ospiti, hanno accompagnato ogni scambio, ogni pensiero, ogni frammento di dialogo. Oggetti discreti ma centrali, hanno reso possibile un’esperienza collettiva tanto inusuale quanto profondamente umana.

Scrivere, in assenza di voce, ha assunto un ritmo diverso: più lento, più consapevole. Ogni parola tracciata sulla carta portava con sé il peso del tempo e l’intenzionalità del gesto. In un’epoca dominata dall’immediatezza digitale, il ritorno alla carta ha creato uno spazio di riflessione e autenticità, trasformando la comunicazione in un atto tangibile, quasi meditativo.

RenBen rappresenta da sempre un momento cruciale per la Renaissance Society, contribuendo in modo significativo al sostegno delle sue attività: nuove commissioni artistiche, ricerca curatoriale, pubblicazioni. Inserito nel contesto di EXPO ART WEEK, l’evento riafferma il ruolo dell’arte come motore di dialogo culturale e sperimentazione.

Per Pineider, partecipare a questa edizione ha significato entrare in risonanza con una visione che mette al centro il valore del segno scritto. I taccuini non sono stati semplici strumenti, ma veri e propri custodi di un’esperienza: pagine attraversate da pensieri fugaci, messaggi silenziosi, connessioni inaspettate.

In un labirinto di stanze trasformate, tra luci soffuse e presenze in movimento, si è delineata una narrazione corale, fatta di appunti, dediche, intuizioni. Una memoria condivisa, destinata a rimanere impressa non solo nei ricordi dei partecipanti, ma anche nelle pagine che hanno raccolto ogni traccia di quella sera.