Un tributo alla busta, alla sua forma, alla carta che la compone, al gesto con cui la si apre e a quello, ancora più antico, con cui si affida a un foglio un pensiero destinato all’altro. È cin questo senso di gratitudine che nasce la collaborazione tra Pineider e Marlè Magazine, magazine dedicato alla psicologia e alla sessuologia, che ha scelto di dedicare il suo ultimo numero al tema delle lettere, intese nel loro significato più intimo e concreto: le epistole, i messaggi affidati alla scrittura, le parole che attraversano una distanza per raggiungere qualcuno. Per l’occasione, Marlè ha scelto di interpretare la lettera non soltanto attraverso i contenuti, ma anche attraverso la materia stessa che da sempre le appartiene: la carta.
Una copertina da toccare
Il risultato è una copertina sui generis, pensata per essere non soltanto guardata, ma anche toccata. Sulla carta della cover prende forma, attraverso una lavorazione a rilievo, la sagoma di una busta da lettera Pineider. Un segno essenziale e immediatamente riconoscibile, che trasforma la superficie della rivista in qualcosa di più vicino a un oggetto da conservare che a una semplice copertina. La busta diventa così immagine, ma anche evocazione: richiama il gesto di scrivere, chiudere una lettera, affidarla a un involucro e consegnarla idealmente nelle mani di qualcun altro.
Dentro la rivista, la carta diventa parte del racconto
La collaborazione continua anche all’interno del magazine, dove alcune buste da lettera Pineider sono state inserite fisicamente tra le pagine. È una scelta che riflette perfettamente il tema di questo numero di Marlè. Perché parlare di lettere significa parlare di una forma di comunicazione che non si esaurisce nelle parole. Conta la grafia, conta il foglio, conta il tempo dedicato alla scrittura, conta ciò che contiene la busta e persino ciò che resta fuori.
Tra psicologia, intimità e cultura della carta
Il dialogo tra Pineider e Marlè Magazine nasce da una suggestione comune: la scrittura come spazio di relazione. Da una parte, Pineider porta nella collaborazione una tradizione legata alla carta, alla manifattura e agli strumenti attraverso cui la scrittura prende forma. Dall’altra, Marlè affronta il tema della lettera dal punto di vista della psicologia e della sessuologia, esplorando ciò che accade quando le parole diventano un modo per raccontarsi, desiderare, confessarsi, ricordare e entrare in relazione con l’altro: due prospettive differenti che si incontrano intorno a un gesto semplice: mettere qualcosa per iscritto e consegnarlo a qualcuno.
È forse questo il dettaglio più interessante della collaborazione con Marlè: la busta Pineider, impressa sulla copertina e poi materialmente presente tra le pagine del magazine, non è soltanto un elemento grafico o un richiamo al mondo della cartoleria. È il simbolo di un passaggio: quello che porta un pensiero da una persona a un’altra.