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Pineider magazine

In occasione della BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, Pineider ha scelto di partire da un’immagine che non è mai diventata realtà, ma che proprio per questo continua a raccontare il potere dell’immaginazione: il progetto della facciata della Basilica di San Lorenzo ideato da Michelangelo. Una visione rimasta sulla carta. Un’architettura mai realizzata, ma capace ancora oggi di testimoniare una delle funzioni più profonde del disegno: dare forma a un pensiero, trasformare un’intuizione in possibilità. È da qui che prende avvio un percorso dedicato al disegno come gesto, come esercizio di osservazione e come prima espressione di ogni processo creativo.

Dalla visione di Michelangelo al gesto del disegno

Il progetto di Michelangelo per la facciata di San Lorenzo appartiene a quella straordinaria storia fiorentina in cui arte, architettura e artigianato dialogano continuamente tra loro. Anche se la facciata progettata dall’artista non fu mai portata a compimento, i suoi disegni conservano intatta la forza di un’idea. Sulla carta, linee e proporzioni diventano il luogo in cui qualcosa che ancora non esiste può essere immaginato, studiato e, almeno idealmente, costruito.

Alla scoperta dei simboli di Firenze

Partendo da questa riflessione, Pineider ha coinvolto clienti, partner selezionati e ospiti di International Motors Firenze in un’esperienza dedicata alla città e ai suoi simboli, accompagnata dall’illustratrice fiorentina Alice Campanini. Il percorso ha condotto i partecipanti alla riscoperta di Firenze attraverso il disegno, con uno sguardo particolare rivolto alla tradizione dell’illustrazione botanica. Tra i soggetti scelti, un simbolo profondamente legato alla città: l’iris. Il fiore, che appartiene da secoli all’immaginario fiorentino, è diventato il punto di partenza per un laboratorio in cui osservare, tracciare e interpretare la natura attraverso la propria mano.

La matita, la carta, il tempo

L’esperienza nata in occasione della BIAF invita così a riportare al centro qualcosa di essenziale: il piacere di fare con le proprie mani. È un approccio che attraversa secoli di cultura fiorentina e che continua a trovare spazio nel presente. Inoltre, per Pineider, raccontare Firenze significa anche questo: riscoprire una cultura del fare in cui la bellezza non è soltanto il risultato finale, ma vive in ogni passaggio del processo. Nella carta, nella matita, nella mano. Nel tempo dedicato a osservare, immaginare e creare.